PORTICI GONZAGHESCHI

Sugli scenografici portici che caratterizzano la piazza si precisa che non tutti sono di matrice gonzaghesca. Se per la maggior parte si possono riferire al periodo compreso fra fine Cinquecento e primo Seicento, dobbiamo ricordare che la la perfetta simmetria tra le due ali di portici viene realizzata solo nella prima metà dell’Ottocento: infatti, il lato ovest, interrotto al limitare del prato che precede la chiesa Castello, detto poi prato della fossa, verrà completato con un nuovo porticato di otto arcate.

I portici relativi all’epoca gonzaghesca (piazza Castello, in parte, e il primo tratto di via Garibaldi), frutto di nuove pianificazioni urbanistiche, riflettono la volontà dei principi di contrapporsi rispetto al preesistente tessuto urbano, per dare decoro a un piccolo centro agricolo.

Infatti la piazza porticata o la via porticata che troviamo in alcuni paesi dell’Oltre Oglio rispecchiano una tipologia architettonica ampiamente diffusa nella Padania gonzaghesca e in quasi tutti i borghi dell’Oltre Oglio, quale espressione della volontà d’affermazione e di prestigio da parte delle famiglie gonzaghesche.

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Il porticato ha, oltre alla funzione di determinare la cornice architettonica di un ambiente unitario, anche quella di definire comode zone pedonali coperte, secondo la non dimenticata tradizione medioevale, e diventa anche il centro delle attività quotidiane della popolazione. Numerose botteghe si aprivano sotto i portici che, fin dal Seicento, offrivano asilo a mercanti e visitatori.

Nel 1651, come ricorda Ferrante Aporti, si delibera il trasferimento della fiera di San Martino (in novembre) da piazza Vegro all’altra piazza proprio perché questa offre ai mercanti comodo asilo e senza grave spesa sotto i molti portici onde è fiancheggiata; ma per degni riguardi alla povertà degli abitanti del Vegro, i quali traevano lucro dall’affittare ai mercanti i loro casolari, saviamente si abbandonò l’idea.

I portici del settore gonzaghesco sono stati più volte restaurati e rinforzati in modo assai consistente nel Settecento e a volte interamente rifatti, perché pericolanti. Per questo oggi poco rimane da notare della loro originaria struttura, se non in un tratto dell’ala est che non ha subito sostanziali interventi nel tempo: qui è visibile il bugnato rustico, con persistenza di accenti giulieschi, analogo a quello realizzato da Giulio Romano a Palazzo Te a Mantova e riscontrabile anche nei portici di altre piazze, come a Isola Dovarese e a Guastalla.

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