ORATORIO DI SANTA MARIA DELLE GRAZIE

Alla fine di via Garibaldi, in direzione di Bozzolo, si giunge in piazza Giacomo Matteotti, più comunemente nota come piazza Vegro, un largo spazio verde, di forma trapezoidale, oggi contornato da robinie.

Già nel Cinquecento ospitava la fiera di San Martino (11 novembre), concessa da Pirro Gonzaga e confermata dai figli Carlo e Federico. Diventata, nel corso dell’Ottocento, una delle più importanti del mantovano, si è ora ridotta al solo mercato annuale di Sant’Omobono.

Piazza Matteotti - Copia

Sul lato est della piazza sorge l’antico oratorio di Santa Maria delle Grazie, eretto nel 1759, per volontà dei parrocchiani, che intendevano sciogliere un voto fatto alla madonna e per esortazione del priore don Antonio Bonzi.

La facciata è d’ispirazione classica, con lesene che reggono il timpano, sormontato da pinnacoli all’estremità; sulla sommità svetta una croce in ferro battuto.

La navata unica, coperta da volta a crociera, termina con presbiterio leggermente più stretto (volta a botte) e su base rettangolare.

Sul lato destro della navata è annessa una stanza che funge da sagrestia.

Le due piccole acquasantiere, una a sinistra e l’altra a destra nella controfacciata, risalgono al Settecento (seconda metà) e sono in marmo rosso di Verona.

Alla parete sinistra della navata sono appesi dodici quadretti del Novecento (primi decenni) che rappresentano le stazioni della via Crucis, eseguite da autori francesi. Nella stessa parete, è collocata, entro una nicchia, la statua di S. Antonio Abate, opera del Novecento (primi decenni), prodotta in Val Gardena e donata da Antonio Mantovani de Pascal. Il santo ha nella mano destra il bastone con la campanella, nella sinistra il libro di preghiere; gli è accanto un porcellino.

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Al centro del presbiterio, entro una bella cornice architettonica del Settecento (seconda metà), è incastonato il dipinto, dello stesso periodo, che rappresenta la Madonna con il Bambino Gesù. La Vergine accoglie tra le braccia il figlio, seminudo, che stringe nella mano destra una piccola croce e con la sinistra sfiora la scollatura dell’abito materno.

La pregevole cornice, entro la quale è inserita la tela, reca alla sommità una cartella con la scritta “Madonna delle Grazie”.

Alla parete sinistra del presbiterio è appeso un crocifisso settecentesco, in legno dipinto e dorato; il Cristo morto, con il capo reclinato e gli occhi chiusi, è inchiodato a una croce impreziosita da raggi che si dipartono dall’intersezione dei bracci, decorati all’estremità con foglie di acanto e conchiglie.

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Alla parete destra della navata è custodita, entro un’urna di vetro, la piccola statua di Maria bambina, in gesso dipinto, realizzata nel Novecento (primi decenni).

Essa appare con il capo adornato da una cuffietta e con il corpo nascosto dalle fasce, impreziosite da ornamenti in metallo e vetro di foggia ottocentesca. Rimane scoperto solo il viso.

Al centro della parete destra, entro una nicchia, è posta la statua di S. Giuseppe con il Bambino Gesù, in legno dipinto, eseguita in Val Gardena nel Novecento (primi decenni).

Il santo, coperto da un ampio e lungo mantello, accoglie tra le braccia il Bambino che gli tende le mani, guardandolo.

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Ciò che colpisce l’attenzione, nel presbiterio, è il singolare altare, la cui mensa di legno poggia su un aratro, simbolo dell’operosa civiltà contadina, un tempo profondamente radicata in quest’area del paese.

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